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| Le recensioni per Indipendently blue, le canzoni di Nina Simone | ||||||||||||||
Buscadero Gianni del Savio Registrato dal vivo nell'ottobre del 2004 all'Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare, l'album, come recita il sottotitolo - Le canzoni di Nina Simone - è un ispirato tributo alla grande artista afroamericana. Laura Fedele (piano e voce) è riuscita nel difficile intento di dare un pregevole tocco personale a brani noti o meno - alcuni standard, altri scritti dalla stessa Simone - evitando la facile via della pedissequa cover che rimane su binari già percorsi. Alcuni sono brani difficili, con possibili confronti da far tremare le gambe, ma lei sa come utilizzarne l'essenza e li modella a modo suo, virandoli spesso verso il jaz, jazz-blues e relative sfumature e improvvisazioni, forte di duttilità vocale e strumentale, con classe e capacità comunicativa. Impeccabili anche Stefano Dall'Ora (contrabbasso) e Marco Castiglioni (batteria), nel creare sonorità adeguate alle varie esigenze espressive: toni intimisti, drammatici, gioiosi, descrittivi. Inizia con uno degli standard simoniani più impegnati, Mississippi Goddam, scritto sotto la bruciante cronaca dell'assassinio, nel '63, di quattro bimbe in una chiesa (bomba, signori!) in Alabama, e quello di un militante dei diritti civili in Mississippi. Laura maniene l'accelerazione originale (velocità esecutiva dettata forse anche dalla necessità di scaricare di getto la rabbia), dando grande prova della capacità rielaborativa di materia difficile. Poi nella più articolata Lilac Wine (e in Wild Is The Wind), ispirata anche alla versione di Jeff Buckley, la Fedele mette in piena luce la bellezza della sua voce e dell'essenzialità pianistica, mentre nell'intenso Backlash Blues (scritto dalla Simone insieme al grande poeta Langston Hughes), risaltano anche i colori più intensi del basso e la misura della batteria che, soprattutto nella seconda parte, offrono begli sganciamenti dagli schemi originari. Altro tema forte è Four Women (ritratto orgoglioso di quattro diverse figure femminili nere) e il clima sonoro si fa meditato, intenso, intimista, attendamente descrittivo (ancora benissimo contrabbasso, batteria e piano anche nel lungo intermesso strumentale), con finale in ascesa anche drammatica, tensione che non caratterizza lo scintillante swing dello standard Love Me Or Leave Me. Eric Burdon s'innamorò di Don't Let Me Be Misunderstood (portandoselo dietro per anni) e se l'originale è praticamente inarrivabile, Laura ne fa un'eccellente versione con bella e articolata dinamica vocale, chiudendo il concerto con Just Like e Woman - una delle tante appropiazioni autorali di rango della Simone - forte anche di una brillante linea pianistica, che offre un'ulteriore chiave di lettura al grande tema di Dylan. Un credito non da poco, nella carriera della Fedele. |
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Strumenti
musicali Roberto Valentino Dopo aver omaggiato nell'ottimo
Pornoshow un personaggio spigoloso come Tom Waits, Laura
Fedele si confronta adesso con un altro monumento della musica americana,
Nina Sinone. Al contrario dell'album precedente, stavolta si è
preferito un procedimento meno audace, più immediato: registrato
dal vivo in trio con Stefano Dall'Ora (contrabbasso) e Marco Castiglioni
(batteria), il nuovo CD è un viaggio appassionato tra il vasto
repertorio della grande vocalist nera, verso la quale l'italiana nutre,
giustamente, profondo rispetto. |
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Musica
e Dischi Gianni del Savio Registrato dal vivo all'Auditorium di Radio Popolare e sottotitolato Le canzoni di Nina Simone, il disco è un tributo alla grande artista afroamericana, ed è un'ulteriore dimostrazione dell'ecletticità vocale e pianistica della Fedele, mai paga di esplorare le diverse fonti e diramazioni della musica. Difficile addentrarsi in quel variegato repertorio, senza impantanarsi negli improbabili confronti. Lei ne esce brillantemente, grazie anche agli arrangiamenti e all'impeccabile apporto di Stefano Dall'Ora (contrabbasso) e Marco Castiglioni (batteria). Nove brani che ritrovano freschezza e tratti originali, jazz, swing, blues e vagamente soul: Don't Le Me Be Misunderstood, My Baby Jast Cares For Me e Love Me Or Leave me, tra i più noti e Lilac Wine (ispirazione anche alla versione di Jeff Buckley) e Wild Is The Wind di articolato taglio pop. Pollice in alto anche per quelli significativamente più impegnativi quali Mississippi Goddam, Four Women, Backlash Blues, scritti dalla stessa Simone. |
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| JAM | ||||||||||||||
luglio agosto 2005 |
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LAURA FEDELE INTERPRETA NINA SIMONE Da casa Auditorium, un'eccezionale produzione italiana che non dovrebbe passare inosservata. Protagonista è una cantante-pianista jazz italiana di matrice jazz blues che si cimenta con il repertorio di Nina Simone. Un 'autentica rivelazione, calza come un guanto musica e testi con grande personalità ed un feeling tanto aderente al personaggio da lasciare interdetti. Una celebrazione della musica d'autore americana fatta in modo intelligente ed originale, soprattutto se teniamo conto che la Simone non è certo una "voce" con cui sia facile confrontarsi. Laura Fedele esalta le sue doti di interprete in un superlativo album dal vivo. |
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